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Raccolta del cotone

La raccolta del cotone

Iniziava a settembre la raccolta del cotone.
I bianchi campi di cotone colpivano i forestieri, dato che solo a Gela e nella pianura del Simeto tale coltura era praticata.
Il cotone, quello che a Gela si coltivava, era una pianta annuale, piuttosto bassa, che aveva bisogno di essere raccolto ogni otto giorni per un mese circa.
La prima raccolta veniva fatta da molti uomini e ragazzi che, prima dell’alba, erano sul posto di lavoro, perché veniva pagato a chili; quindi chi più ne raccoglieva, più era pagato; tutto finiva il pomeriggio e una lunga fila di carretti portavano al magazzino del padrone tale prodotto: lì veniva pesato e scaricato.
Talvolta, per non perdere tempo, i lavoratori non mangiavano.
In genere le altre raccolte venivano pagate a giornate, perché il cotone era di meno, e i lavoratori erano ingaggiati dal padrone, che assumeva solo quelli che erano più svelti nel raccogliere e più capaci; allora, si seguiva il normale orario di lavoro.
Nelle ultime raccolte, per risparmiare, il padrone faceva raccogliere il cotone con tutte le bucce ( i scorci) che venivano levate dalle donne in paese.
Detto cotone, poi, veniva sgranellato ed imballato presso appositi cotonifici.
Dei ragazzini, talvolta, “rubavano” dai carretti in po’ di cotone, che veniva venduto a coloro che con i sacchi vuoti passavano per le strade gridando: “cu  ha vinniri cuttuni?”; e con delle bilance maneggevoli pesavano il cotone che veniva loro venduto a poco prezzo.
Talvolta in mezzo al cotone si seminava “a ciuciulena”, cioè il sesamo, che una volta maturo veniva tagliato e fatto asciugare al sole e poi “scutulatu”.
Serviva in genere per fare il torrone e per decorare il pane e renderlo più buono, specie quello “di Sant’Antonio”.

Fonte: Rosa Maganuco

 
Pianta del cotone
 
una pila di balle di cotone